DICONO DI NOI

 

 

ANDREA SPAVENTO

 

Un purista dell’immagine e della sua composizione, legato ancora oggi ad un’idea romantica e filologica del fare fotografia; la tecnica fotografica espressa e gli esiti fotografici ricercati rimangono infatti sempre legati alla tradizione del pensiero analogico e ad una visione naturale della fotografia, estranea al fotoritocco. Questa filosofia porta Andrea Spavento a porre grande cura allo studio dell’immagine e della composizione precedente allo scatto, limitando l’utilizzo del computer a leggeri ritocchi al formato o a necessari, seppur minimi e poco significativi, correzioni di luminosità, contrasto o saturazione, riprendendo concettualmente le necessarie operazioni di correzione che avvenivano un tempo, nella camera oscura, stampando poi in proprio con la collaborazione della compagna di una vita, la moglie Alessandra.

 

GAETANO SALERNO (Critico e curatore d' Arte)

 

 

 

 

MOSTRA I COLORI DEL FORTE

 

Aver saputo assecondare la ciclicità della natura, aver saputo instaurare un dialogo elettivo con gli strumenti che l’ambiente ha messo a disposizione e che ha disposto nel palcoscenico di uno spazio ricco e concluso come quello di Forte Marghera, luogo storico dell’entroterra veneziano, ha consentito ad Andrea Spavento la stesura di un romanzo narrato per immagini, scritto attraverso silenzi eloquenti come parole e nel quale è riuscito a coniugare due forti passioni, la natura e la fotografia.

Due anni di lavoro lungo e continuo che il fotografo ha svolto seguendo l’alternarsi delle stagioni e l’alternarsi del giorno e della notte.

E’ nata così una produzione composta di circa ottanta scatti; rincorrendo la primavera, l’estate, l’autunno e l’inverno e poi ancora una nuova primavera, un’estate e un nuovo autunno e inverno, l’azione potenzialmente infinita di recupero di sensazioni esprime la vitale estemporaneità dell’universo e lo scorrere del flusso essenziale della vita, giorno dopo giorno e ora dopo ora.

Per ottenere questo Andrea Spavento ha vissuto in totale simbiosi con l’ambiente avvicinando con assoluta linearità la storia al paesaggio e il paesaggio alla storia, trasformando nel lento passare del tempo il luogo di guerra e violenza in luogo di riflessione e bellezza.

All’artista è rimasto il compito selettivo di esaltare ogni dettaglio. I predominanti verdi degli alberi e delle piante, i rossi dei mattoni e il grigio cemento dei muri perimetrali delle costruzioni militari vengono così stemperati dalla luce accecante del sole, riverberato dai corsi d’acqua, i contorni, resi indefiniti dal candido vapore del polline primaverile, dalla galaverna dei primi freddi del tardo autunno o dall’impalpabile consistenza di un manto di neve invernale, tornano poi evidenti al primo bussare della primavera. Ecco così introdurre l’elemento primo di questa ricerca inteso come dato cromatico fortemente ricercato dall’artista ed esaltato in ogni composizione, allo scopo di evidenziare l’assenza di frastuono e di rumori relegati nella città esterna ed estranea, per sostituire al clamore delle folle, la voce del colore.

Il lavoro di Andrea Spavento, oltre dunque l’immediata attrazione indotta dai colori, acquisisce ulteriore valenza nella precisione con la quale documenta il territorio, divenendone importante archivio della memoria prima che questo si modifichi nel tempo, assecondando la sua natura transitoria, fino a scomparire come avviene naturalmente in biologia dove nulla è eternabile.

 

Dal testo critico di presentazione di GAETANO SALERNO

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MOSTRA FOUR SEASONS/QUATTRO STAGIONI A FORTE MARGHERA

 

Assessore Paolo Dalla Vecchia: «Ci è molto gradito poter ospitare una mostra che documenta la bellezza di questo spazio in centro città. Un lavoro artistico che testimonia una volta di più quanto il nostro territorio sia unico, prezioso ma anche fragile. Un territorio oggetto di cura continua da parte della nostra Provincia attraverso varie azioni, e tra queste ricordo il grande lavoro di coordinamento con gli enti territoriali per la predisposizione dei piani delle acque e dei piani d'azione per l'energia sostenibile, fino al coordinamento delle attività di educazione ambientale con associazioni e scuole». L’autore Andrea Spavento: «La mia scoperta di Forte Marghera risale a due anni fa. Ho scoperto quasi per caso questo luogo, oasi di pace e tranquillità, immerso nel verde e circondato dalla laguna, a pochi passi dal centro caotico di Mestre. Forte Marghera è un ex presidio militare utilizzato fin dai tempi di Napoleone e durante il dominio austriaco a Venezia. A testimonianza di ciò, si possono vedere ancora, protese in un tratto di laguna delimitata da una piccola darsena, le due polveriere austriaca e francese. La mostra presenta l’ambiente del Forte ripreso nelle varie stagioni dell’anno. E’ un progetto sul quale lavoro da due anni. Le foto documentano il passare delle stagioni e alcuni fenomeni eccezionali avvenuti nel 2012: l’evento della “galaverna chimica” che ha interessato a macchia di leopardo tutta la pianura padana il 17 gennaio 2012 e che, a Mestre, ha colpito in particolare proprio la zona di Forte Marghera e San Giuliano; la copiosa nevicata di febbraio 2012 e la glaciazione della laguna attorno alle rive del Forte; l’enorme esplosione di pollini di pioppo durante la scorsa primavera. Completano l’esposizione alcune foto degli interni delle due polveriere (austriaca e francese) e particolari foto notturne scattate in inverno, sia nel contesto esterno sia in quello interno della polveriera austriaca con effetti artistici di colore ottenuti con l’uso di torce a pila e candele, atte a ricreare l’ originale ambiente dell’ epoca antica".

 

Da Comunicato Stampa della Provincia di Venezia. 9/05/2013

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